Vivai: servono misure per la crescita, non scelte ideologiche

imageIl florovivaismo rappresenta circa il 30% del PIL agricolo della Toscana. L’importanza e l’unicità di Pistoia in questo settore è sotto gli occhi di tutti: 4.800 ettari coltivati, 1.200 imprese, 10.000 addetti e 600 milioni di produzione lorda vendibile. Un comparto di queste dimensioni meriterebbe scelte oculate, dettate da pragmatismo e visione strategica, piuttosto che da una dannosa prospettiva ideologica.

Rifiutiamo categoricamente la contrapposizione anacronistica fra sviluppo e ragioni dell’ambiente o della salute dei cittadini. Negli ultimi anni, infatti, il settore vivaistico ha compiuto passi in avanti importanti per coniugare crescita, salute delle persone e qualità della vita. Sono stati raggiunti risultati eccellenti, sia per quanto riguarda la governance e la corretta gestione delle aziende, sia per ciò che concerne la cultura e la salvaguardia del verde. Il vivaismo non è un nemico da contrastare, come talvolta pare venga lasciato intendere, ma un elemento essenziale, parte integrante della città e del tessuto socio-economico pistoiese.

I vivaisti del resto vivono per primi il nostro territorio, molti risiedono all’interno del vivaio stesso; è soprattutto loro l’interesse a garantire un utilizzo corretto dei fitofarmaci, il rispetto delle normative previste a livello europeo e un uso consapevole delle risorse. I controlli delle autorità competenti, com’è doveroso e nell’interesse di tutti, sono rigorosi, puntuali e molto approfonditi. Il Distretto vivaistico, inoltre, proprio in questi giorni, sta accelerando il lavoro per stipulare un codice etico molto stringente, che fissa regole, procedure e strumenti tutela della collettività. Siamo convinti che porre limiti inaccettabili all’espansione dell’attività vivaistica, una fra le realtà guida dell’economia locale, in grado di creare occupazione, sviluppo e innovazione, corrisponda ad un errore imperdonabile. Se le aziende del verde dovessero trovarsi nelle condizioni di non poter crescere, di continuare ad investire, di espandersi, le conseguenze sarebbero gravissime e facilmente immaginabili. La realtà pistoiese sarebbe più povera, senza dubbio dal punto di vista economico, ma anche per quel che riguarda la cura dell’ambiente e il presidio del territorio, in particolare delle aree più collinari.

La crisi economica che dal 2009 ha colpito duramente l’Europa non ha risparmiato il vivaismo pistoiese. I segnali di ripresa, più evidenti negli ultimi mesi, non possono essere frustrati, riportando il settore indietro nel tempo proprio nel momento in cui l’Italia torna a crescere e a superare faticosamente l’incubo della recessione. Per questo, soprattutto in una fase tanto delicata, consideriamo fondamentale rafforzare un dialogo costruttivo fra istituzioni, cittadini e imprese del verde, in una leale collaborazione e unità di intenti, con lo scopo di perseguire il bene della città come obiettivo comune. Servono strumenti per continuare a crescere, non per incomprensibili passi indietro. Siamo a disposizione, come sempre, per offrire il nostro contributo in questo percorso utile alla città e allo sviluppo delle nostre imprese.

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