Fusione dei Comuni: accorpare i Comuni sotto 5.000 abitanti

imageL’elevata frammentazione dei Comuni italiani rappresenta un ostacolo ad investimenti, all’offerta di servizi di qualità e alla riduzione delle tasse locali. Da questa considerazione prende spunto la Proposta di Legge dei primi firmatari Lodolini e Fanucci, che il Partito Democratico ha presentato alla Camera dei Deputati. All’articolo 1 si prevede che “un Comune non può avere una popolazione inferiore a 5.000 abitanti”. L’obiettivo è costituire Enti più grandi e in grado di raggiungere finalmente dimensioni adeguate.

“È ormai noto – spiega il deputato Edoardo Fanucci – che la dimensione della maggioranza dei nostri Comuni rappresenti un limite oggettivo ad uno svolgimento efficace ed efficiente dell’azione amministrativa. Basti pensare che ben il 70% dei Comuni non raggiunge i 5.000 abitanti”. La proposta dei Democratici si inserisce nel dibattito già intenso sui percorsi associativi che, soprattutto negli ultimi mesi, sta coinvolgendo da vicino anche il territorio pistoiese. Il Consiglio regionale toscano, infatti, ha votato a favore della fusione fra Abetone e Cutigliano, mentre nel mese di maggio, i cittadini saranno chiamati alle urne per esprimersi sul Comune unico San Marcello-Piteglio.

“Si tratta di un percorso virtuoso e assolutamente necessario”, sostiene Fanucci. “Grazie alla fusione, per la quale sono previsti incentivi dalle leggi regionali e nazionali, è possibile riattivare investimenti, ottimizzare i servizi, ampliarli e ridurre le tasse, sviluppare positive economie di scala e di scopo. La normativa, aggiornata nel corso degli anni, ha introdotto misure consistenti al fine di favorire i processi aggregativi. Per i Comuni istituiti a seguito di fusione, ad esempio, non si applica il blocco delle assunzioni e viene assegnato, per dieci anni, un contributo straordinario al 40% dei trasferimenti erariali attribuiti nel 2010. Inoltre, la Regione Toscana assegna un ulteriore contributo regionale pari a 250.000 euro all’anno per cinque anni”.

“Il processo di revisione costituzionale in atto prevede il superamento della province, dunque la fusione dei Comuni diventa ancor più necessaria per dar vita ad Enti abbastanza grandi da dialogare con la Regione e il governo nazionale. La soglia di 5.000 abitanti è stata individuata da uno studio del Ministero dell’Interno come quella in grado di generare la massima riduzione teorica delle spese. In questo modo, sarebbe possibile ottenere un taglio della spesa corrente per 3.5 miliardi di euro all’anno: risorse da destinare alla costruzione di nuove opere pubbliche, di scuole, per sostenere le fasce più deboli della popolazione e ridurre le imposte. Per quanto riguarda le spese di personale, invece, il risparmio annuo sarebbe di 367,37 milioni di euro”.

“Tutto il contesto istituzionale, economico e sociale – va avanti – sta attraversando una fase di profondo cambiamento. Sono in corso fusioni fra banche, enti camerali, associazioni di categoria: la politica non può rimanere inerme. La Proposta di Legge prevede che, trascorsi ventiquattro mesi dall’approvazione, si provveda alla fusione obbligatoria dei Comuni inferiori a 5.000 abitanti, che non abbiano avviato di propria iniziativa procedimenti di fusione. Significa che i sindaci avranno due anni per procedere autonomamente: un’opzione senza dubbio preferibile e più conveniente, perché consente di beneficiare degli ingenti contributi attualmente previsti”.

Tempi e modalità certe, insomma, scanditi dal provvedimento in modo chiaro. “L’obiettivo – conclude il deputato – è incoraggiare le fusioni dal basso, rendendole ben più convenienti rispetto a quelle imposte per legge. Per la prima volta, inoltre, sono previste decurtazioni economiche per chi verrà meno agli impegni. Trascorsi quattro anni dalla data di entrata in vigore della norma, le Regioni che non avranno attuato il provvedimento saranno sottoposte a una riduzione del 50% dei trasferimenti erariali in loro favore. Si fa sul serio: è l’ora di mettere da parte le divisioni e lavorare, insieme, per un migliore assetto istituzionale.

A prescindere dagli obblighi di legge e dal numero di abitanti, intendiamo lavorare per aumentare la massa critica delle fusioni, in modo da ampliarne gli effetti positivi su cittadini e imprese”.

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