66esima Giornata delle vittime sul lavoro

_mg_1337Sono intervenuto alla 66esima Giornata delle vittime sul lavoro. Ecco il testo del mio intervento.

Per prima cosa, voglio rivolgere un ringraziamento sincero al Presidente territoriale di Anmil, Alessandra Caponi, che anche quest’anno, con straordinaria passione e generosità, si è fatta promotrice di questo importante momento di confronto.

La giornata di oggi costituisce un doveroso momento di riflessione sul sacrificio di chi ha perso la vita nello svolgimento della sua professione.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma c’è un diritto ancora oggi non pienamente garantito, quello, fondamentale, alla sicurezza della propria vita. Le morti sul posto di lavoro sono una vera e propria emergenza, da affrontare come tale, con una determinazione e una priorità assoluta.

I numeri dei morti e degli infortuni continuano ad essere troppi alti. Non possiamo abbassare la guardia, né ridurre gli investimenti nel campo della prevenzione e della sicurezza. È nostro dovere contrastare con forza la piaga del lavoro nero, al quale frequentemente si accompagnano anche fenomeni di sfruttamento e di scarsa tutela.

Nei primi 8 mesi del 2016, è diminuito il numero di morti sul lavoro: -13,43%. Ma è in aumento (+1,58%) il numero degli infortuni denunciati: 416.740 tra gennaio e agosto 2016, contro i 410.247 dello stesso periodo 2015. I decessi si registrano nel settore dell’Industria, dell’agricoltura e in attività legate all’amministrazione dello Stato.

Per quanto riguarda l’anno passato, invece, secondo i dati dell’Inail, i morti sul lavoro sono stati 1.172, +16,15% rispetto al periodo gennaio-dicembre 2014, a cui si sommano i 184 infortuni fatali che si sono verificati in Italia dall’inizio dell’anno. Per quanto riguarda l’amianto, poi, il bilancio è ancora più grave: 100.000 vittime in tutto il mondo e 6.000 in Italia ogni anno, fra tumori polmonari, malattie correlate e mesoteliomi.

Numeri che fanno riflettere su quanto ancora si deve fare sul fronte della sicurezza negli ambienti di lavoro, in particolare a livello _mg_1317informativo e formativo, soprattutto per le piccole imprese. Sono quest’ultime, infatti, a registrare il maggior numero degli infortuni, anche mortali. La politica deve sostenere ogni giorno questo sforzo con azioni concrete e uno sforzo continuo.
La legge sul caporalato, decisiva in questo percorso, è ormai a un passo dal traguardo, è in arrivo alla Camera e mi auguro che venga approvata quanto prima in modo definitivo. Il caporalato è una piaga sociale, soprattutto al sud, e finalmente arrivano mezzi e strumenti per affrontare il problema e stroncarlo con forza.

Mi auguro che l’iniziativa di oggi possa essere, innanzitutto, l’occasione per favorire un incontro tra Istituzioni, lavoratori, sindacati, imprenditori, politici, su un tema così importante e delicato.

La crisi, purtroppo, continua a penalizzare in modo particolare i cittadini più deboli, i disabili e le persone in difficoltà: è a loro che dobbiamo rivolgerci, per non lasciare nessuno indietro, affrontare le difficoltà e ripartire, tutti insieme.

Ringrazio Anmil per aver organizzato la Giornata di oggi, così significativa perché si svolge contemporaneamente in tutta Italia, e rappresenta un unico momento celebrativo, a sottolineare che il fenomeno non conosce confini e può essere risolto soltanto con un grande sforzo comune che coinvolga, unite, tutte le Istituzioni del Paese. Dalla prima edizione del 1951, sono stati compiuti molti passi in avanti, ma c’è ancora molta strada da fare.

Insieme, abbiamo il dovere di rigettare l’idea secondo la quale queste morti, questi tragici infortuni, sarebbero inevitabili: sono convinto, invece, che su questo aspetto molto possa e debba ancora essere fatto, introducendo controlli più efficaci e garantendo il pieno rispetto delle norme in vigore. La sicurezza e la dignità del lavoro sono al primo posto e devono tornare ad assumere quel valore primario che la Costituzione attribuisce loro.

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